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15-ottobre

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Astrea a Venezia

Oggi, 7 settembre, alle 14.30, nell’ambito della sezione Classici della Mostra del cinema di Venezia, sarà presentata la copia restaurata di Processo alla città (1952) di Luigi Zampa. Tra gli interventi di presentazione è previsto anche quello di Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo.  Il restauro è stato reso possibile da un accordo tra la casa di produzione francese Gaumont, titolare dei diritti sul film, la Cineteca Nazionale, nella persona del direttore, Sergio Toffetti, e dell’Associazione napoletana Astrea. Sentimenti di giustizia, che ha dato impulso all’intero progetto, anche promuovendo la collaborazione tra soggetti pubblici e privati che a vario titolo ne hanno poi consentito la realizzazione:locandina

Comune di Napoli, Comune di Ercolano, Fondazione SDN, Cesare Attolini S.p.a., Notaract, Ba
nca Proxima, Palazzo Caracciolo Napoli – MGallery by Sofitel, Studio legale Francesco Forzati

Il film, su soggetto di Ettore Giannini e Francesco Rosi, è unanimemente riconosciuto come un classico del cinema italiano. E non solo: in Francia Processo alla città e l’intera opera di Zampa sono da lungo tempo oggetto di un’attenzione notevole di critica e di pubblico. Restaurare il film significa restituirlo a una fruizione la più ampia possibile: per questo l’associazione Astrea ne ha acquisito i diritti per la diffusione nel circuito non commerciale (scuole, università, associazioni, fondazioni). 

Inutile aggiungere che, per Napoli, il restauro del film assume un valore importante. Si tratta di un’opera che, oltre a ispirarsi a una vicenda processuale che fece epoca (il processo Cuocolo), mostra per la prima volta una sorta di notabilato di camorra; memorabile, in tal senso, la sequenza girata al San Carlo, con i mandanti del delitto che si confondono letteralmente con la città alta: immagine plastica delle ‘mafie’ come effetto di un compromesso interclassista. Altrettanto cruciale, nella scrittura del film, la presenza del contrappunto del bene, nella persona del giudice Antonio Spicacci (interpretato da Amedeo Nazzari), che personifica l’idea stessa di una giustizia bendata perché incorruttibile, e sempre ‘terza’, e il rifiuto di abbandonarsi alla rassegnazione, a quell’accidia, intrisa di disincanto complice, nella quale già Leopardi ravvisava uno dei mali endemici del sistema di valori cittadino e, più in generale, meridionale. 

Ma, quella di Zampa, resta soprattutto una delle Napoli più belle mai rappresentate al cinema: del tutto immune dall’oleografia, notturna, per molti versi infera, ma senz’alcun cedimento al grandguignolesco di un Malaparte. 

Non ultimo, infine, il contributo di un Francesco Rosi appena trentenne che, con questo film, getta le basi per quello che, undici anni dopo, sarà il suo capolavoro, La mani sulla città.

 

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castel capuano 12 luglio

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Estate a Castel Capuano

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Giustizia penale, garantismi, etica pubblica

13 giugno

Cari amici, i prossimi appuntamenti sono a Villa Pignatelli il 4 giugno ore 16,00 con il Festival Notar Act (con letture di Maurizio de Giovanni, Cristina Donadio Andrea Renzi) e il 6 giugno ore 18,30 con “Che fai, tu Luna, in ciel” (con Massimo Capaccioli e Rosanna Cioffi. Introduce Gennaro Carillo).

4 giugno

 

6 giugno

Bella e perduta

bella e perduta

Un film di Pietro Marcello. Con Sergio Vitolo, Gesuino Pittalis, Tommaso Cestrone, Elio Germano Documentario, durata 86 min. – Italia 2015. 

Il pastore Tommaso, detto l’Angelo del Carditello per aver salvaguardato a proprie spese la reggia borbonica, muore la notte di Natale. Dall’aldilà viene conferito a Pulcinella l’incarico di salvare dal macello il bufalo parlante che Tommaso aveva adottato, Sarchiapone.

Oltre il documentario e oltre la fiction, come un alchimista anti-narrativo, che della commistione di elementi eterogenei o ossimorici ha fatto cifra stilistica. Guidato dall’intensità lirica di una egloga fuori dal tempo, Pietro Marcello sceglie una vicenda particulare – la sorte di un bufalo destinato, in quanto maschio, al macello – per raccontare il divario sempre più drammatico che separa l’Italia dagli italiani. Individuando nella natia terra dei fuochi il luogo di elezione per osservare zenit e nadir del Belpaese: la camorra, la brutalità dell’ignoranza e il disprezzo per il passato da un lato, lo splendore dei paesaggi e gli slanci individuali di ingegno umano dall’altro. La commistione di elemento documentaristico e di elemento fantastico si trasfigura quindi in un insieme inestricabile di fiaba-apologo e cruda presa di coscienza di cosa siamo diventati, forse irreversibilmente.

Il progetto originario di un lavoro incentrato sulla vita dell’eroico Angelo del Carditello, prematuramente interrotto dalla scomparsa di Tommaso, diviene altro ma non smarrisce il ricordo del suo spirito-guida, immagine di un’Italia che può ancora esistere, che si oppone alla barbarie, che non guarda in ogni faccenda solo al mero return over investment. Marcello mette la mirabile tecnica di montaggio del found footage (merito di Sara Fgaier) che stupì ne La bocca del lupo al servizio di una fiaba onirica e filosofica, in cui i personaggi principali sono pastori – figure liminari per definizione -, maschere della tradizione come Pulcinella (recuperato nella sua funzione di psicopompo, secondo un mito risalente all’antica Etruria) e un bufalo, centrale per l’opera al punto da meritare delle anomale soggettive.

La tragedia di Sarchiapone diviene il punto di vista, o il fish eye, da cui osservare le storture e la mancanza di alternative dell’umanità circostante; il tentativo di salvare le sorti dell’animale di fronte alla sua inutilità e quindi alla sua impossibilità di vivere, diviene un donchisciottesco tentativo di sovvertire ciò che è già scritto. Sconvolge in Bella e perduta la dedizione di Marcello, così come la sua capacità di lasciarsi trascinare dalla volontà fatica senza perdere mai il controllo di una messa in scena esemplare. Non documentario, né finzione, bensì una somma infinitamente maggiore dei propri addendi.

 

Sul limite tra scienza e filosofia

Locandina Bodei

La più bella serata della mia vita

la più bella serata

 

La più bella serata della mia vita è un film ispirato al racconto La panne. Una storia ancora possibile di Friedrich Dürrenmatt e da un suo adattamento teatrale

Trama

Alfredo Rossi, industriale romano residente a Milano, trasferisce illegalmente in Svizzera cento milioni. Trovata chiusa la banca, alla ricerca di un albergo incontra e segue con la sua Maserati un’avvenente motociclista, dietro la quale si inoltra sulle montagne finché l’auto resta in panne e lui è costretto a chiedere ospitalità in un castello. In qualità di imputato, partecipa ad un gioco-processo condotto da quattro magistrati in pensione. Mangiando e bevendo, e corteggiando la bella cameriera, Rossi risulta affetto da tutte le miserie e storture d’uno spregiudicato arrampicatore ed è trovato colpevole di omicidio premeditato ai danni del suo predecessore nell’azienda…

ANNO: 1972

REGIA: Ettore Scola

ATTORI: Alberto Sordi, Charles Vanel, Pierre Brasseur, Michel Simon, Janet Agren, Giuseppe Maffioli, Claude Dauphin, Dieter Ballmann, Hans Ballmann

PAESE: Francia, Italia

DURATA: 108 Min