castel capuano 12 luglio

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Estate a Castel Capuano

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Giustizia penale, garantismi, etica pubblica

13 giugno

Cari amici, i prossimi appuntamenti sono a Villa Pignatelli il 4 giugno ore 16,00 con il Festival Notar Act (con letture di Maurizio de Giovanni, Cristina Donadio Andrea Renzi) e il 6 giugno ore 18,30 con “Che fai, tu Luna, in ciel” (con Massimo Capaccioli e Rosanna Cioffi. Introduce Gennaro Carillo).

4 giugno

 

6 giugno

Bella e perduta

bella e perduta

Un film di Pietro Marcello. Con Sergio Vitolo, Gesuino Pittalis, Tommaso Cestrone, Elio Germano Documentario, durata 86 min. – Italia 2015. 

Il pastore Tommaso, detto l’Angelo del Carditello per aver salvaguardato a proprie spese la reggia borbonica, muore la notte di Natale. Dall’aldilà viene conferito a Pulcinella l’incarico di salvare dal macello il bufalo parlante che Tommaso aveva adottato, Sarchiapone.

Oltre il documentario e oltre la fiction, come un alchimista anti-narrativo, che della commistione di elementi eterogenei o ossimorici ha fatto cifra stilistica. Guidato dall’intensità lirica di una egloga fuori dal tempo, Pietro Marcello sceglie una vicenda particulare – la sorte di un bufalo destinato, in quanto maschio, al macello – per raccontare il divario sempre più drammatico che separa l’Italia dagli italiani. Individuando nella natia terra dei fuochi il luogo di elezione per osservare zenit e nadir del Belpaese: la camorra, la brutalità dell’ignoranza e il disprezzo per il passato da un lato, lo splendore dei paesaggi e gli slanci individuali di ingegno umano dall’altro. La commistione di elemento documentaristico e di elemento fantastico si trasfigura quindi in un insieme inestricabile di fiaba-apologo e cruda presa di coscienza di cosa siamo diventati, forse irreversibilmente.

Il progetto originario di un lavoro incentrato sulla vita dell’eroico Angelo del Carditello, prematuramente interrotto dalla scomparsa di Tommaso, diviene altro ma non smarrisce il ricordo del suo spirito-guida, immagine di un’Italia che può ancora esistere, che si oppone alla barbarie, che non guarda in ogni faccenda solo al mero return over investment. Marcello mette la mirabile tecnica di montaggio del found footage (merito di Sara Fgaier) che stupì ne La bocca del lupo al servizio di una fiaba onirica e filosofica, in cui i personaggi principali sono pastori – figure liminari per definizione -, maschere della tradizione come Pulcinella (recuperato nella sua funzione di psicopompo, secondo un mito risalente all’antica Etruria) e un bufalo, centrale per l’opera al punto da meritare delle anomale soggettive.

La tragedia di Sarchiapone diviene il punto di vista, o il fish eye, da cui osservare le storture e la mancanza di alternative dell’umanità circostante; il tentativo di salvare le sorti dell’animale di fronte alla sua inutilità e quindi alla sua impossibilità di vivere, diviene un donchisciottesco tentativo di sovvertire ciò che è già scritto. Sconvolge in Bella e perduta la dedizione di Marcello, così come la sua capacità di lasciarsi trascinare dalla volontà fatica senza perdere mai il controllo di una messa in scena esemplare. Non documentario, né finzione, bensì una somma infinitamente maggiore dei propri addendi.

 

Sul limite tra scienza e filosofia

Locandina Bodei

La più bella serata della mia vita

la più bella serata

 

La più bella serata della mia vita è un film ispirato al racconto La panne. Una storia ancora possibile di Friedrich Dürrenmatt e da un suo adattamento teatrale

Trama

Alfredo Rossi, industriale romano residente a Milano, trasferisce illegalmente in Svizzera cento milioni. Trovata chiusa la banca, alla ricerca di un albergo incontra e segue con la sua Maserati un’avvenente motociclista, dietro la quale si inoltra sulle montagne finché l’auto resta in panne e lui è costretto a chiedere ospitalità in un castello. In qualità di imputato, partecipa ad un gioco-processo condotto da quattro magistrati in pensione. Mangiando e bevendo, e corteggiando la bella cameriera, Rossi risulta affetto da tutte le miserie e storture d’uno spregiudicato arrampicatore ed è trovato colpevole di omicidio premeditato ai danni del suo predecessore nell’azienda…

ANNO: 1972

REGIA: Ettore Scola

ATTORI: Alberto Sordi, Charles Vanel, Pierre Brasseur, Michel Simon, Janet Agren, Giuseppe Maffioli, Claude Dauphin, Dieter Ballmann, Hans Ballmann

PAESE: Francia, Italia

DURATA: 108 Min

Il segreto dei suoi occhi

il segreto dei suoi occhi

 

Benjamín Esposito è ossessionato da un caso giudiziario di una donna violentata e uccisa, lasciando un marito devastato e inconsolabile a covare vendetta e un assassino in libertà. 25 anni dopo, pensionato, Benjamín decide di colmare questo vuoto ritornando sulle tracce del caso. Il suo percorso riporterà alla luce un amore corrisposto e mai consumato, sensi di colpa pesanti come macigni e svelerà lentamente la vendetta messa in atto dal marito, intrappolato da 25 anni in una gabbia di dolore senza uscita.

José Campanella, maestro sconosciuto in Italia, ha il talento e il coraggio di chi affronta il cinema nella sua essenza, immergendosi nei suoi generi senza timore di sovvertirli e di giocare anche con se stesso, con i suoi film sentimentali che s’ammantano d’impegno.

Narrazioni della giustizia

Villa Pignatelli 19 febbraio

Paradox

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Nasce Paradox, rivista telematica bimestrale di riflessione politica indipendente, che porta come sottotitolo: “Oltre le opinioni dominanti“.
Il paradosso, dal greco, significa questo: “parà” vuol dire contro e “doxa” opinione.
L’anelito dei fondatori é quello di esprimere un pensiero critico nella società dell’omologazione imperante,  nel mondo della contrapposizione facile, nel tessuto della banalizzazione della complessità. Sullo stesso canale telematico si può viaggiare riducendo un’idea a 140 caratteri oppure si può scegliere di non rinunciare all’approfondimento, il tutto con mille vie di mezzo.
L’importante é che si tenga ben presente l’inesistenza di soluzioni semplici a problemi complessi.
Il paradosso aiuta a “capire”, sia nella sua versione popolare di frase che sorprende per il suo contenuto o per la sua forma, sia nel suo originale senso di tesi che sfida e contrasta l’esperienza comune e i principi generali di una teoria, ma che all’esito finale si dimostra valida.
Il quadrato che racchiude la circonferenza della “O” nella nostra testata, rinviando all’eterno irrisolto enigma della quadratura del cerchio, indica una tensione continua e laica a interrogarsi, a  ricercare e verificare ipotesi senza nessuna pretesa di esaustivitá e universalità.

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Tra i luoghi comuni più frequenti che Paradox intende sfatare vi è quello che vuole finita la differenza fra Destra e Sinistra. Si tratta di una differenza connaturata alla dimensione della Politica, che sarebbe illusorio ritenere esaurita: occorre piuttosto comprendere quali forme attuali assume ilo conflitto fra Destra e Sinistra.
In questo numero si intrecceranno diversi temi di riflessione: l’esperienza della democrazia rappresentativa viene letta da Gennaro Carillo in chiave problematica rispetto al nuovo assetto istituzionale italiano; Stefano D’Alfonso indaga il rapporto fra le camorre e la società meridionale alla luce di una nuova ricerca interdisciplinare, seguito da un focus sulle aziende confiscate a cura di Pippo Beneduce; l’esigenza di una nuova socialdemocrazia conclude un lungo ragionamento di Alfredo Guardiano su capitalismo e giustizia necessariamente declinata in senso sociale, legandosi idealmente alla recensione di Vincenzo Pugliese al bel libro “Lo Stato Innovatore” di Mariana Mazzucato.
Le più dibattute questioni della politica italiana vengono passate in rassegna con un esame scevro da pregiudizi, cominciando dall’abolizione dell’Imu  (Clelia Buccico), passando per la soglia del contante (Massimo Gazzara) e la riforma della P.A. (Renata Spagnuolo Vigirita) e delle città metropolitane (Giuseppe Guida), per finire alla sfida delle unioni civili (Valentina de Giovanni) e al busillis del partito della nazione (Dino Falconio). Con altre due recensioni di Ida Palisi e Marinella Pomarici torniamo rispettivamente, con la critica a due distinti film, al dramma della crisi economica e del lavoro in questi ultimi anni, nonché, con il commento di un altro libro, al doloroso nodo dell’ergastolo e al rapporto delitto e castigo. Uno sguardo alla politica estera occupa Massimo Sciarretta che racconta dei flussi migratori contemporanei e Giuseppe Bova Crispino che scrive sull’Europa ai tempi del terrore internazionale, mentre Fabio Mangone ci parla di “agorá” virtuali e reali e Stefano de Luca di (s)pianificazione dei trasporti.
Impreziosisce il tutto una chicca dello scrittore Maurizio de Giovanni su Papa Francesco.