Il rovescio della libertà di Massimo De Carolis

Il ristagno economico, l’esplosione delle disuguaglianze e l’esasperazione dei conflitti annunciano oggi il tramonto del modello politico che, nei decenni scorsi, ha ispirato l’azione dei maggiori apparati di governo e ha rimodellato alla radice lo stile di vita di milioni di persone. È il paradigma etichettato come neoliberalismo, basato sull’assunto antropologico che vivere, in una grande società, debba significare essenzialmente stare sul mercato: partecipare allo scambio collettivo e concorrere, così, alla genesi di un ordine spontaneo, troppo complesso e imprevedibile per essere ingabbiato in un progetto disegnato dagli esperti o nei decreti di un’autorità sovrana.

Elaborato in Europa, negli anni febbrili tra le due guerre mondiali, per opera di un gruppo variegato e rissoso di economisti e sociologi sfuggiti al terrore nazista, il neoliberalismo è rimasto a lungo ai margini delle istituzioni ufficiali, per conoscere poi un successo tardivo e travolgente a conclusione della guerra fredda e diventare, nel giro di pochi anni, la formula politica egemone a livello planetario. Eppure, con uguale inesorabilità, sembra oggi avviarsi al tramonto, sotto il peso della crescente rifeudalizzazione della società. Nell’insieme, perciò, la sua storia disegna una parabola che abbraccia per intero gli ultimi cento anni e che ha letteralmente trasformato il mondo, stringendo in un unico nodo la vita civile e le pratiche di governo, le tecniche di mercato e l’esercizio del potere. Senza che la teoria politica ufficiale sappia tuttora offrire una qualche spiegazione tanto della sua ascesa trionfale quanto dell’attuale declino.
Questo libro ricostruisce dall’interno la parabola del neoliberalismo, inscrivendola nell’orizzonte della crisi generale della civiltà moderna, per tentare di chiarire, infine, per quali ragioni profonde un paradigma elaborato con l’esplicita intenzione di promuovere l’intraprendenza e la creatività diffusa, non abbia alla fine partorito altro frutto che il rovescio della libertà.

«L’intuizione più profonda del neoliberalismo è che una grande società, pluralista e virtualmente globale, possa tenersi unita solo a una precisa condizione: che il valore delle performance sociali, delle iniziative imprenditoriali e delle scelte di vita sia misurato sulla scala dell’ordine cosmico, e non dell’ordine semplicemente vigente o di quello fissato da una qualche autorità sovrana. È da questa intuizione che discende anche il passo più scabroso del neoliberalismo, quello che ne ha diretto a suo tempo la marcia trionfale e che oggi ne detta il declino. L’idea, cioè, che, a determinate condizioni, il sistema di valori generato dal mercato possa appunto svelarel’ordine cosmico ed esprimerlo in forma immediata.
Oggi sappiamo per esperienza diretta (e non per un qualche pregiudizio ideologico) che i meccanismi del mercato sono intrinsecamente inadeguati a un tale compito. Tendono anzi regolarmente a produrne il rovescio. Quanto più a fondo le tecnologie di calcolo, misurazione e valutazione penetrano nella vita sociale, tanto più questa “vita” è messa al servizio delle relazioni di potere, schiacciando così l’ordine cosmico sull’ordine costituito. In se stessa, però, l’intuizione di base non ne viene minimamente compromessa: viene anzi a indicare un compito inevaso, e perciò tanto più urgente.»

(Fonte sito Quodlibet)

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