Terapia dei libri per i bambini

Articolo di Marinella Pomarici,direttivo Astrea,pubblicato su “La repubblica”Napoli del 18 gennaio.

Perché al Sud ci sono pochi lettori? Tanto volontariato per nulla?

In questi giorni tra stampa, radio e social si è intrecciata una fitta discussione intorno ai dati Istat sulla lettura, ancor più sconfortanti degli anni scorsi. Meno di metà degli italiani legge libri, meno di una persona su tre nel Sud. Proviamo però a ragionare su questi dati. Se, come diceva Tullio De Mauro, leggere è un atto innaturale e faticoso, «saper leggere», saper comprendere un testo di media complessità è condizione necessaria perché un cittadino possa dirsi tale. “Soltanto il 20% della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, necessari per orientarsi in una società contemporanea”, queste sue parole sono ancora drammaticamente attuali se i risultati della valutazione dell’Ocse sulle competenze in lettura collocano l’Italia al di sotto della media, tra il 29° e il 37° posto. Ma se ci sono così tanti Italiani che non sanno “leggere” perché mai dovrebbero acquistare un libro e leggerlo? Anzi, è un vero miracolo che al Sud un italiano su tre legga un libro all’anno. La questione, allora, come scrive Paolo Di Paolo, è politica, soprattutto se ai dati sui lettori e a quelli sulle competenze in lettura si aggiungono i dati pubblicati nel documento finale della Cabina di regia sulla dispersione scolastica guidata da Marco Rossi Doria, da cui emerge che la dispersione scolastica diminuisce al Nord ma continua ad essere preoccupante al Sud. A Napoli, in particolare nelle zone più difficili, Quartieri Spagnoli, Sanità e Scampia, sale al 28% mentre la media nazionale è scesa al 13%. Eppure a Napoli molte sono le esperienze positive, dai molteplici gruppi di lettura della sezione americana e venezuelana della Biblioteca Nazionale al lavoro di molti docenti, da Giuseppe Montesano, insegnante e scrittore, che, passando da Catullo a Nietzsche a Rembrandt, allarga l’universo conoscitivo ed emotivo degli studenti e sconfigge la noia, a quei docenti che portano i propri studenti in libreria o a teatro, dove si confrontano con gli autori dei libri che hanno letto o con gli attori degli spettacoli cui hanno assistito. In questi giorni, raccontando del concerto di Franco Ricciardi, si dice “Napoli comincia a Scampia” e nella stessa municipalità 8, a Piscinola, c’è l’Istituto comprensivo Aliotta con le sue 5 biblioteche, i bambini protagonisti di progetti dedicati ogni anno alla lettura, piccoli lettori ad alta voce, in viaggio, fino alla Biblioteca di Riva del Garda, e non si può dimenticare Madonna Assunta, la scuola pilota per lo spazio dedicato alla lettura libera. Sul fronte della promozione della lettura vi è certamente, a livello nazionale, un grande impegno profuso da biblioteche, docenti, associazioni, librerie. A Napoli associazioni come, tra le altre, A Voce Alta, la Pagina che non c’era e Livia Dumontet, perseguono da anni la finalità di avvicinare alla lettura piccoli e grandi con un lavoro quotidiano. Ma evidentemente non è sufficiente, non è questione di volontariato. In Spagna una legge del 2007, finanziata per un solo anno con 7,2 Mln di euro, ha creato un osservatorio permanente e un programma articolato che coinvolge scuole e biblioteche con un tasso di lettori al 60%, 20 punti percentuali più che da noi. In Italia solo il Forum del libro ha presentato una legge Disposizioni per la diffusione del libro e per la promozione della lettura, ferma tra la commissione cultura e la commissione bilancio, che prevede tra l’altro una settimana della lettura a scuola. In un bell’articolo su Internazionale Christian Raimo scrive “Quello che si sta facendo per la promozione della lettura è poco e forse anche sbagliato.” Cita infatti l’esempio dell’AIE e dei 200 mila libri regalati in occasione della campagna promozionale Ioleggoperché o dei bonus cultura dati agli studenti e ai docenti che sono stati spesi in gran parte per acquisti tecnologici. Incrementare il numero di libri regalati non basta e non vuol dire automaticamente aumentare il numero dei lettori. Ma Pasqualino, il dodicenne di Santa Lucia che con la sua baby gang tra spintoni e coltelli riteneva inutile la scuola e raccontava l’anno scorso “Facciamo danni perché è divertente”, come si fa a farlo ritornare a scuola?

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