Paradox

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Nasce Paradox, rivista telematica bimestrale di riflessione politica indipendente, che porta come sottotitolo: “Oltre le opinioni dominanti“.
Il paradosso, dal greco, significa questo: “parà” vuol dire contro e “doxa” opinione.
L’anelito dei fondatori é quello di esprimere un pensiero critico nella società dell’omologazione imperante,  nel mondo della contrapposizione facile, nel tessuto della banalizzazione della complessità. Sullo stesso canale telematico si può viaggiare riducendo un’idea a 140 caratteri oppure si può scegliere di non rinunciare all’approfondimento, il tutto con mille vie di mezzo.
L’importante é che si tenga ben presente l’inesistenza di soluzioni semplici a problemi complessi.
Il paradosso aiuta a “capire”, sia nella sua versione popolare di frase che sorprende per il suo contenuto o per la sua forma, sia nel suo originale senso di tesi che sfida e contrasta l’esperienza comune e i principi generali di una teoria, ma che all’esito finale si dimostra valida.
Il quadrato che racchiude la circonferenza della “O” nella nostra testata, rinviando all’eterno irrisolto enigma della quadratura del cerchio, indica una tensione continua e laica a interrogarsi, a  ricercare e verificare ipotesi senza nessuna pretesa di esaustivitá e universalità.

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Tra i luoghi comuni più frequenti che Paradox intende sfatare vi è quello che vuole finita la differenza fra Destra e Sinistra. Si tratta di una differenza connaturata alla dimensione della Politica, che sarebbe illusorio ritenere esaurita: occorre piuttosto comprendere quali forme attuali assume ilo conflitto fra Destra e Sinistra.
In questo numero si intrecceranno diversi temi di riflessione: l’esperienza della democrazia rappresentativa viene letta da Gennaro Carillo in chiave problematica rispetto al nuovo assetto istituzionale italiano; Stefano D’Alfonso indaga il rapporto fra le camorre e la società meridionale alla luce di una nuova ricerca interdisciplinare, seguito da un focus sulle aziende confiscate a cura di Pippo Beneduce; l’esigenza di una nuova socialdemocrazia conclude un lungo ragionamento di Alfredo Guardiano su capitalismo e giustizia necessariamente declinata in senso sociale, legandosi idealmente alla recensione di Vincenzo Pugliese al bel libro “Lo Stato Innovatore” di Mariana Mazzucato.
Le più dibattute questioni della politica italiana vengono passate in rassegna con un esame scevro da pregiudizi, cominciando dall’abolizione dell’Imu  (Clelia Buccico), passando per la soglia del contante (Massimo Gazzara) e la riforma della P.A. (Renata Spagnuolo Vigirita) e delle città metropolitane (Giuseppe Guida), per finire alla sfida delle unioni civili (Valentina de Giovanni) e al busillis del partito della nazione (Dino Falconio). Con altre due recensioni di Ida Palisi e Marinella Pomarici torniamo rispettivamente, con la critica a due distinti film, al dramma della crisi economica e del lavoro in questi ultimi anni, nonché, con il commento di un altro libro, al doloroso nodo dell’ergastolo e al rapporto delitto e castigo. Uno sguardo alla politica estera occupa Massimo Sciarretta che racconta dei flussi migratori contemporanei e Giuseppe Bova Crispino che scrive sull’Europa ai tempi del terrore internazionale, mentre Fabio Mangone ci parla di “agorá” virtuali e reali e Stefano de Luca di (s)pianificazione dei trasporti.
Impreziosisce il tutto una chicca dello scrittore Maurizio de Giovanni su Papa Francesco.

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