Corpo di Stato

Martedì 15 Dicembre alle 17.30 nell’Aula Magna del Suor Orsola Benincasa (Corso Vittorio Emanuele, 292, Na.)  

Astrea Sentimenti di Giustizia e l’Università Suor Orsola Benincasa, dopo il fortunato esperimento dello scorso anno con Fabrizio Gifuni, presentano Marco Baliani nel reading Corpo di Stato. Un monologo tra i suoi più noti, sul tema degli anni di piombo, dove il corpo del titolo è quello di Aldo Moro, per il quale la famiglia, in contrasto con le Autorità, rifiutò i funerali di Stato dopo la sua tragica morte ad opera dei brigatisti.

Ingresso libero.

corpo di stato

 

Il delitto Moro: una generazione divisa

9 maggio 1978, via Caetani, Roma: nel bagaglio di una Renault 4 rossa viene ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro. Terminano così i cinquantacinque giorni più misteriosi dell’intera storia repubblicana. Cinquantacinque giorni che sconvolsero l’Italia e che aprirono nel tessuto civile ferite non ancora rimarginate. Marco Baliani, istrione del teatro d’impegno civile, si addentra in quel ramificato tunnel di domande senza risposta e di inconfessabili trame, di segreti e interrogativi, che è stato il sequestro del presidente della Dc. Su una scena nuda Marco Baliani, istrione del teatro d’impegno civile, è inquisitore e testimone di un episodio che ha diviso la generazione dei sessantottini: il caso di Aldo Moro, sequestrato dalle Brigate Rosse e assassinato 55 giorni dopo, il 9 maggio del 1978. Baliani parla al plurale, come un compagno tra compagni, improvvisa e ripercorre le emozioni di quegli anni trascorsi a Roma, usando quell’episodio come mappa di un suo personalissimo viaggio nella memoria civile: «eravamo una gioventù con troppa fede» – e ancora – «quando sentii alla radio che Moro era stato sequestrato provai un senso d’eccitazione».

Il nucleo dello spettacolo risale al 1998, quando Baliani pubblicamente parlò del caso di fronte alle telecamere della televisione – parole che sono diventate un libro pubblicato da Rizzoli. Una cicatrice che ancora sanguina – così Baliani ci racconta di Moro – di un uomo politico che cessò di essere tale dopo il sequestro, di una «faccia da prete» che lo andava a visitare tormentando la sua coscienza, di un corpo, quello di un uomo, dentro il bagagliaio di una Renault 4. 

Da magnetico Cicerone di una dirompente via crucis dialettica, Baliani ridisegna il percorso storico delle manifestazioni di una gioventù militante, idealista e baldanzosa, che credeva nella rivoluzione e nelle rivendicazioni politiche. La narrazione si nutre di testimonianze video, titoli di giornale, volti belli e brutti di gente comune, citazioni. Ma Baliani sa come scegliere i frammenti della memoria, conduce e seduce, vibrante e mai banale, raccontando una storia che tutti sanno, dove a fare la differenza sono le emozioni e i particolari, gli elementi oscuri, le contraddizioni maturate in quei 55 giorni, un sudario che ancora avvolge la sua coscienza. Alla fine si ha l’impressione che il racconto non sia finito: la missione del teatro è giunta al termine, ma la riflessione per ognuno di noi comincia ora. Il piombo di quegli anni è ancora denso, neanche cinque minuti di applausi, meritatissimi, possono scioglierlo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: